Maria Giovanna Maglie – AMERICA FATTA A MAGLIE – IL BUDGET DI TRUMP, GLI OSCAR, IL DISCORSO AL CONGRESSO, WOODWARD E I MINATORI

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Bob Woodward meglio degli Oscar anche se a vederlo sembra cotto quasi quanto Warren Beatty. E’ di nuovo l’oracolo, stavolta non dello scandalo che non c’è, come fu il Watergate, che gli ha regalato una fortuna durata tutta la vita, ma del rapporto tremendo fra la Casa Bianca di Donald Trump e  i Media, giornali e tv, che avrebbero voluto essere di Hillary Clinton.

dunaway e beatty si correggono agli oscar
DUNAWAY E BEATTY SI CORREGGONO AGLI OSCAR

Solo che Woodward diventa un’icona a giorni alterni, a seconda di quello che dice, a seconda di quello che fa comodo. Aveva detto che “la democrazia muore nel buio”, senza i giornali, ed è diventato subito il nuovo sottotitolo del Washington Post nonché  il nuovo slogan della libertà, ma  venerdì sera ospite della Msnbc ha aggiunto cose meno comode perciò passate quasi sotto silenzio.

Ha detto che la stampa non dovrebbe frignare e che “ se sembriamo come un gruppo di interesse solo preoccupati di noi stessi va a finire male col pubblico, non funziona. Invece dobbiamo continuare inchieste e approfondite investigazioni”. Poi ha aggiunto: ;”Insomma, non è nel nostro interesse avere una guerra in atto con Trump e la sua Casa Bianca, e non e’ interesse di Trump essere in guerra con noi”.

Woodward
WOODWARD

Ma la guerra a Hollywood era così in atto ieri sera che per essere sicuri che ci fosse ogni cinque minuti almeno una battuta contro Donald Trump, si sono dimenticati di controllare quale busta prendevano Faye Dunaway e Warren Beatty, e si sono sbagliati a premiare il miglior film. Sull’ errore marchiano fervono non solo il dibattito del giorno dopo ma anche le teorie sul complotto, per il cambio all’ultimo momento, dall’ innocuo e comunque politically correct “lalala” musical, all’ impegnatissimo e correttissimo Moonlight, storia di un nero omosessuale, modesto anche il primo ma distante in modo abissale dal premiato.

carl bernstein bob woodward
CARL BERNSTEIN BOB WOODWARD

Incredibile come Il Ghetto di super lusso di Hollywood si dichiari ogni anno di più fuori dal resto del Paese in cui vive e che gli dà da mangiare abbondantemente, bastava ieri leggere alcuni dei commenti durante il programma, per esempio su Entertainment, dove li massacravano. Ha ragione Camille Paglia a dire che la cerimonia degli Oscar ha perso qualunque glamour, qualunque fascino di gala che fa sognare, di mondo fatato al quale aspirare, tra attrici malvestite troppo tirate,  e tirate pistolotto sui migranti, sui messicani, sugli iraniani.

Bugie le solite: si lascia credere che alcuni partecipanti non abbiano potuto entrare nel Paese, quando invece il regista Ashgar Farhadi ha deciso per protesta contro il bando di non andare a ritirare la statuetta che prevedibilmente avrebbe ricevuto, cogliendo così l’occasione del plauso peloso del governo iraniano, o forse obbligato a coglierlo.

IL CLIENTE DI ASGHAR FARHADI
IL CLIENTE DI ASGHAR FARHADI

Allo stesso modo il passaporto al siriano cameraman di un altro documentario è stato ritirato dalla Siria, e l’uomo è stato detenuto in Turchia, quindi di qui a dare la colpa al razzismo di Trump ce ne dovrebbe correre. Fulminante della realta’ parallela della vita nel ghetto la frase del presentatore Jimmy Kimmel, quando ha detto “qui da noi non giudichiamo dal Paese da cui si proviene ma dal peso e dell’età”, senza rendersi conto di delineare così il quadro dell’autentico razzismo.

Fatto sta che ogni anno questo pippone se lo vedono meno persone, ieri ha perso un altro po’, ed è andato al 22,4, 10 milioni di telespettatori in meno in due anni, e tra un po’ la Abc, che lo organizza paga e diffonde, forse non lo troverà più un lucroso affare.

UNA separazione asghar farhadi VINCE A BERLINO
UNA SEPARAZIONE ASGHAR FARHADI VINCE A BERLINO

Tra coloro che ostentatamente, lo aveva dichiarato via Twitter, ma anche giustificatamente, perché ospitava la conferenza e la cena di gala dei governatori, non hanno visto la serata degli Oscar, c’era proprio il presidente Donald Trump.

Domani sera con il discorso al Congresso, al quale si rivolge per la prima volta, perché fino ad ora era stato in recesso, cioè in vacanza, il presidente incomincia un mese delicatissimo nel quale deve delineare definitivamente la sua agenda per il prossimo anno.

I punti del discorso saranno per come li ha delineati il portavoce Sean Spicer  prevedibilmente questi. Elencherà subito i risultati che ritiene di avere già raggiunto, si presenterà per quello che e’ ancora una volta, cioè un uomo d’azione che dice le cose come le pensa e che intende mantenere le promesse, saltando tutte gli schemi e i giri di linguaggio  della politica politicante.

jimmy kimmel
JIMMY KIMMEL

Ripeterà il concetto  già espresso secondo il quale ha ereditato un disastro, un vero casino, e sosterrà che è  già merito suo il boom del mercato finanziario così come sono merito delle sue scelte sul commercio le decisioni di compagnie americane come Intel e la Chrysler Fiat  di riportare fabbriche e posti di lavoro in America e di procedere a nuove assunzioni.

 Esattamente come per il discorso inaugurale l’autore e il giovane Stephen Miller ma a quanto pare sarà un discorso meno cupo nella visione del declino americano, al contrario Trump sosterrà che si può guardare con ottimismo al futuro ora che il bastone del comando è passato di mano. Sosterrà che l’emergenza lo ha costretto a una serie di executive orders ma che intende lavorare con il Congresso in alcuni casi con i voti democratici.

Dovrà  affrontare l’argomento delicatissimo della cosiddetta Obamacare sulla quale non si capisce niente, e ora che si cominciano a preparare le dichiarazioni delle tasse, gli americani sono preoccupati. Si tratta di pagare o no per forza una cifra intorno ai €2000 se la riforma voluta da Obama resta in vigore. Cambiarla non è facile. Infatti preoccupazione principale della Casa Bianca è stata quella di garantire che le persone non perderanno la copertura; ma sostituire l’attuale sistema con sussidi o espandere la cosiddetta assistenza di Medicaid costa un sacco di quattrini che vanno trovati molto rapidamente.

jordan horwitz warren beatty e jimmy kimmel
JORDAN HORWITZ WARREN BEATTY E JIMMY KIMMEL

Intanto promette 54 miliardi di dollari di nuove spese militari, da finanziare tagliando aiuti ai paesi stranieri e alle agenzie nazionali.

Attesissima da tutti, privati, piccole imprese grandi aziende, e’ la riforma delle tasse, sulla quale di certo Trump ha gia’ detto che il processo sarà molto più semplice e che le tasse corporate alle aziende scenderanno sotto il 20%. L’altro elemento di dubbio e se sceglierà di eliminare delle tasse o di riformarle abbassandole ma anche eliminando le attuali possibilità di dedurre spese, insomma la domanda è se Trump si presenterà  come uno che certe tasse le elimina  o uno che  riforma l’intero sistema?

 L’altro elemento interessante sarà che cosa potrà dire mai ai democratici di opposizione. Non è un’abitudine di Donald Trump parlare ai nemici, se non indirettamente attaccandoli attraverso i comizi della campagna elettorale. Non essendo un politico di professione non ha dimestichezza a trattare con l’opposizione, questo è indubbio.

donald trump firma l executive order sul keystone xl
DONALD TRUMP FIRMA L EXECUTIVE ORDER SUL KEYSTONE XL

E i democratici insceneranno un bello spettacolino, portando  musulmani migranti ispanici ,parenti di vittime di violenza con le armi e così via. Già si sa che uno dei due discorsi ufficiali di risposta dell’opposizione al discorso del presidente verrà tenuto in spagnolo da Astrid Silva, che è un attivista dell’emigrazione, e l’altro invece da Steve Beshear, che è stato governatore del Kentucky e che tenterà di mettere Trump in contraddizione sugli elettori del Kentucky dove ci sono molte miniere di carbone e dove l’assistenza sanitaria è stata molto espansa in questi ultimi anni.

Ma i minatori del carbone sono anche quelli che hanno dato la vittoria a Donald Trump. Di qui la polemica tutta da vedere. I democratici tenteranno di riunire le loro basi, quella che in parte non li ha traditi, cioè latini ed immigrati, e quella che invece li ha abbandonati, cioè i lavoratori bianchi  Vedremo come se la cava il presidente, l’altra sera con l’associazione dei conservatori è stato bravo riuscendo a convincere anche un mondo che è in fondo è lontano dal magnate newyorkese.

Una cosa è certa, il vero periodo di governo comincerà mercoledì mattina e vediamo che cosa farà la stampa: se si condannerà alla polemica di principio e quindi ad essere irrilevante, o sceglierà magari gradualmente quel che gli ha consigliato il vecchio Bob Woodward.

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