Maria Giovanna Maglie – AMERICA FATTA A MAGLIE – GLI AVVISI DI TRUMP SULLA NORDCOREA HANNO UN PRECISO DESTINATARIO: IL REGIME COMUNISTA DI PECHINO

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Te li do io i primi famosi 100 giorni di performance presidenziale.Trump li liquida così’: “Non importa quante cose io abbia realizzato secondo la  ridicola regola dei 100 giorni,e sono state tante, compresa South Carolina, i media le uccidono”. Politics, direbbe  il presidente che si sente ancora un non politico, meglio un sano tweet che scavalca Washington eppure le parla.

“La Corea del Nord ha ignorato le richieste  della Cina e del suo presidente così tanto degno di rispetto, quando ha lanciato seppur fallendo un missile  oggi. Che brutta cosa”. Il colpo sembra assestato solo al dittatore di Pyongyang, ma in realtà il destinatario, quello a cui si indica bonariamente che evidentemente non controlla quel che crede di controllare, o meglio che conviene che si sbrighi a farlo, e’ il potentissimo regime comunista di Pechino.

TRUMP MCMASTER
TRUMP MCMASTER

Il pericoloso gioco coreano si fa così, tra un riarmo fino ai denti nella penisola e un richiamo continuo al ruolo della recalcitrante Cina, la quale Cina del Commercio con gli Stati Uniti non può  veramente fare a meno. Qualche giorno prima il tweet aveva detto: “la Cina è fino in fondo il sostegno economico della Corea del Nord, niente e’ facile, ma se vogliono risolvere il problema della Corea del Nord possono farlo”.

Il primo che continua ad affermare che Donald Trump è un ingenuo in politica estera e diplomazia, e che i suoi Twitter non servono a niente se non a coprire quel che non fa, prende il premio di rosicone numero uno. Un po’ come quelli che sfottono dicendo che aveva promesso sfracelli e non li sta facendo, e usano l’argomento del Nafta, l’accordo di Commercio con Canada e Messico, che Trump aveva in campagna elettorale promesso di  perché, come è dimostrato, è tutto a svantaggio del commercio nazionale, e invece si rinegoziera’, che è come aver già vinto.

TRUMP NEI SIMPSONS
TRUMP NEI SIMPSONS

Twitta il presidente in risposta alle polemiche: “Ho ricevuto delle chiamate dai  presidente del Messico e dal primo ministro del Canada che mi hanno chiesto di rinegoziare il NAFTA invece di annullarlo. Ho detto di sì, a condizione che se non raggiungiamo un accordo buono per tutti, il Nafta lo chiudiamo. Le buone relazioni e i buoni accordi sono sempre possibili”.

E a dimostrazione che il problema è reale, non frutto della sua follia e ostinazione, precisa dichiarando il dato negativo senza timore: “Gli Stati Uniti registrano la crescita economica più bassa degli ultimi 5 anni nel 2016, il prodotto interno lordo aumenta solo del 1,6. I deficit commerciali  colpiscono la nostra economia in modo durissimo”.

TRUMP
TRUMP

Trump si è fatto più furbo anche con l’avversario storico che minaccia di restare in campo, Barack Obama, ma che ora deve misurarsi con la realtà dell’ex presidente. il Nobel per la Pace osannato come campione dei poveri e dei diseredati ritorna in pista con una conferenza al mondo della finanza, retribuito quattrocentomila dollari per meno di un’ora di chiacchiere?

Trump non twitta niente direttamente, si limita a riportare le dichiarazioni barricadere di Elizabeth Warren, senatrice democratica del Massachusetts,che a Fox News dice: “sono così turbata, ah, l’influenza del denaro è come un serpente che si insinua dentro Washington”, lasciando così a Obama quel che è di Obama, cioè di essere già diventato un conferenziere strapagato aspirante tycoon, e ai democratici quello che e’ dei democratici, cioè essere finiti guidati da alcuni pericolosi pauperisti ed estremisti.

trump gentiloni1
TRUMP GENTILONI1

Via tweet gli americani vengono regolarmente informati degli executive order, che vanno dall’educazione allo sfruttamento del sottosuolo ai veterani alla costruzione del famoso muro, che ora si comincia a capire che i messicani manderanno giù pur di tenersi il NAFTA, e vedrete quanto ci metterà a cambiare la faccia legislativa dell’intera nazione in senso conservatore; ma anche della lotta difficile contro i giudici liberal, per la serie tutto il mondo è paese.

Scrive il presidente: Prima i giudici del nonno circuito hanno sentenziato contro il bando, ora di nuovo sono tornati a colpire sulle città santuario, in tutti e due i casi sentenze ridicole. Ci vediamo alla Corte Suprema”.

TRUMP SOLDI
TRUMP SOLDI

Già, perché La Casa Bianca ha capito che le dispute si potranno solo chiudere nella sede costituzionale finale dove già Trump gode di una maggioranza di 5 contro 4, con la più che fondata speranza di poter sostituire un secondo giudice entro l’anno, e siccome tutti e due i probabili dimissionari sono vicini al mondo liberal, la percentuale dei conservatori affini al presidente diventerebbe di 6 a 3,incontrastabile.

Basta per tracciare  un primo bilancio tutto positivo?100 giorni di casino, liquida la partita il New York Times, che su Trump non solo non ha cambiato idea ma gli fa una guerra senza quartiere e della quale non si capisce quale possa essere l’esito per il quotidiano.

donald trump
DONALD TRUMP

Più serio e senza pregiudizi, fresco di un Pulitzer per come Peggy Noonan ha seguito la campagna elettorale del 2016, il Wall Street Journal scrive cose condivisibili. Ovvero che contano i prossimi 200 giorni, e spiega che se vuole ottenere la riforma delle tasse, cardine del mandato, la Casa Bianca ha bisogno di maggiore disciplina.

Il termine sembra difficile da comprendere per il presidente che in un’intervista alla Fox News proprio della troppa disciplina e della mancanza di libertà della sua nuova vita si è lamentato palesemente e sinceramente, come può capitare solo a un non politico che abbia avuto una vita di divertimento, conquiste, privilegio, successi, non certo a un politico di professione che ha fatto un po’ il topo di Campidoglio tutta la vita e per il quale 1600 Pennsylvania Avenue era l’obiettivo impossibile finale.

TRUMP E LA BOMBA ATOMICA
TRUMP E LA BOMBA ATOMICA

Ma il Wall Street Journal invece insiste che i prossimi 200 o 300 giorni decideranno se Trump è un presidente di successo o un Jimmy Carter repubblicano, e quando dice Jimmy Carter il quotidiano della finanza intende un presidente incapace inetto, un fesso pericoloso.

Certamente problemi ci sono, e nessun ordine esecutivo può nascondere a lungo le disfunzioni presenti nella Casa Bianca e nel Congresso, disfunzioni che vanno da una incapacità di gruppi partigiani di trovare un compromesso, ha un partito repubblicano che non si è ancora abituato ha un leader così diverso e viceversa, fino a un presidente della Camera come Paul Ryan,privo di carisma e autorevolezza.

donald trump jeff sessions
DONALD TRUMP JEFF SESSIONS

Queste disfunzioni hanno impedito che si venisse a capo del gran casino della Obamacare, la sciagurata  riforma della salute dell’ex presidente democratico. Così com’è’ e’ troppo cara, inefficiente, ma il senso di urgenza non è stato trasmesso ai parlamentari, nessuno si è spaventato,il primo a non aver fatto il Trump è stato proprio Trump. Perché se fai il Trump te ne vai in Kentucky dove nessuno ha l’assicurazione perché le regole dell’Obamacare sono così pesanti che nessuna compagnia vuole vendere più la copertura,e da lì minacci gli altri, ma anche i tuoi, se non si danno una mossa.

donald trump barack obama
DONALD TRUMP BARACK OBAMA

 Il Wall Street Journal segnala giustamente che deve finire anche la fretta  nel preparare le cose per la fretta di annunciarle, ovvero che lo statista deve avere la meglio sul promoter, e precisa che la fretta potrebbe colpire anche sulla fondamentale riforma delle tasse annunciata due giorni fa.

Una riforma va riempita infatti anche nei dettagli e nelle insidie burocratiche in cui si nasconde il veleno, servono funzionari e burocrati, e mentre le prime file della nuova Amministrazione sono di alto livello, le seconde e le terze sono vuote,perché mancano 465 posti su 556, e tutti richiedono la conferma del Senato.

donald trump barack obama
DONALD TRUMP BARACK OBAMA

Finora la Casa Bianca ha cercato di evitare nomine di persone che non erano state trumpiane durante la campagna elettorale, ma la ricerca disperata di un numero così alto e qualificato di trumpiani e’ per il momento fallita. E’ l’altra faccia del non essere un uomo di partito e non avere quindi una base organizzata di sostegno. Trump deve intendere questo quando dice che se lo mmaginava meno faticoso il suo nuovo lavoro.

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