Maria Giovanna Maglie – AMERICA FATTA A MAGLIE – MA GLI ISRAELIANI NON ERANO ARRABBIATISSIMI CON TRUMP?

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

donald trump al muro del pianto di gerusalemme
DONALD TRUMP AL MURO DEL PIANTO DI GERUSALEMME

Gli israeliani non erano arrabbiatissimi col presidente americano che aveva, secondo i suoi attivissimi denigratori, rivelato informazioni riservate, e da loro fornite, ai russi? Non sembrerebbe a vedere le facce sorridenti e le espressioni persino commosse che accompagnano l’arrivo e la visita al Muro del Pianto.

Donald Trump al Muro del Pianto è un’immagine storica perché è la prima volta che un presidente degli Stati Uniti visita un luogo sacro per gli israeliani ma considerato esempio di occupazione illegale da parte degli avversari di Israele e per questo sempre evitato dai capi di stato americani.  Nella sua furia politically correct Barack Obama aveva addirittura chiesto al rappresentante alle Nazioni Unite di non esercitare il diritto di veto in una risoluzione che decretava che il Muro del Pianto non fa parte del territorio di Israele.

melania trump
MELANIA TRUMP

Fino ad oggi, perché Trump ha fatto assieme a moglie figlia e genero la sua visita infilando il biglietto di preghiera nel muro, così come ha fatto in Israele il suo primo viaggio all’estero, preceduto dalla tappa importantissima in Arabia Saudita, dove non solo ha definito i termini di un’alleanza con la nuova leadership saudita guidata dal riformatore e giovane principe Mohammed bin Salman al Saud, ha anche chiarito che il nemico è l’Iran, che non deve portare a termine la costruzione dell’arma nucleare,  che a tutti gli altri paesi arabi si offre l’opportunità di fare la guerra al terrorismo che nasce e prolifica nei loro territori, e che questa è la chiave di rapporti e alleanze con gli Stati Uniti.

ivanka trump al muro del pianto
IVANKA TRUMP AL MURO DEL PIANTO

Ma l’Iran non è nell’area l’alleato della Russia, e Trump secondo i suoi accusatori e denigratori non intrattiene rapporti sospetti con Mosca e Putin, perché forse gli deve l’elezione, e per questo pasticcia su inchieste che potrebbero provare l’abbraccio tremendo? Non sembrerebbe esserne preoccupato il presidente degli Stati Uniti nel definire, capovolgendola completamente rispetto agli anni di Barack Obama e di Hillary Clinton e di John Kerry, la politica degli Stati Uniti.

E chissà, Israele conta davvero di aver ritrovato un alleato serio a Washington dopo 8 anni di cocente delusione nei quali alla Casa Bianca e al Dipartimento di Stato avevano inventato l’alleanza con l’Iran, consentendogli così di proseguire la sua corsa verso il nucleare, una cosa che dovrebbe riguardare tutti noi.

donald trump al muro del pianto di gerusalemme
DONALD TRUMP AL MURO DEL PIANTO DI GERUSALEMME

Israele ci conta talmente tanto che, accogliendo una richiesta straordinaria venuta dagli Stati Uniti alla vigilia del viaggio, ha deciso misure di allentamento della sicurezza nei permessi e di promozione dell’economia nelle zone abitate dai palestinesi. Come scrive oggi il Jerusalem Post nel suo editoriale, è arrivato un grande amico di Israele, saprà guardare con occhio limpido alla realtà di Gerusalemme e decretare  senza timore che è la capitale unica e indivisa di Israele.

rex tillerson jared kushner h.r. mcmaster gary cohn
REX TILLERSON JARED KUSHNER H.R. MCMASTER GARY COHN

 Il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme da Tel Aviv è stata una delle promesse elettorali di Donald Trump, ora il passaggio alla realtà incontra una serie di ostacoli, soprattutto il mondo di Foggy Bottom, il Dipartimento di Stato, che è sempre stato filo palestinese, mette in risalto gli ostacoli e i contraccolpi che una simile decisione potrebbe provocare nel mondo arabo.

Intanto però Trump è arrivato in Israele direttamente da Ryad in volo, e può sembrare un dettaglio, ma non lo è nel linguaggio della diplomazia internazionale, perché è la prima volta che un volo diretto atterra dall’Arabia Saudita, che non lo riconosce, in Israele. Per dire che di prime volte ce ne potrebbe essere qualcun’altra, magari seguendo l’ottimismo del presidente egiziano al Sisi, che ieri è arrivato a dire a Trump “lei potrebbe ottenere l’impossibile, ha una personalità unica”, non riuscendo però a smuovere l’ego il presidente che sia limitato a rispondere “interessante, sono d’accordo”.

Su un accordo di pace serio e definitivo tra Israele e palestinesi si sono rotte le corna moti presidenti, premier, inviati speciali, quasi tutti a consolazione, o massima ipocrisia, laureati col Nobel per la pace.

mohammed bin salman al saud con donald trump
MOHAMMED BIN SALMAN AL SAUD CON DONALD TRUMP

Donald Trump aspira al successo, eccome, e per questo l’incaricato speciale e’ suo genero Jared Kushner, che vanta non solo una conoscenza completa dell’area, della politica israeliana, degli ambienti ortodossi, degli interessi economici, ma che aspira, a dispetto di quanto a Washington vanno tramando per coinvolgerlo nell’affare Russia, a una grande carriera politica, e quale diploma migliore da portare che il mitico accordo di pace?

DONALD TRUMP A RIAD
DONALD TRUMP A RIAD

A Gerusalemme Trump è arrivato con la forza del successo del viaggio in Arabia Saudita. Ricordiamo la situazione precedente. Nel 2009, dopo il discorso del Cairo di apertura di credito all’Iran, Obama tacque sui brogli delle elezioni in Iran, sugli arresti e gli assassini dei manifestanti democratici. Poi  ha raggiunto a tutti i costi un accordo nucleare che elimina sanzioni e controlla poco il nulla delle intenzioni iraniane, e ha di conseguenza allentato e peggiorato le relazioni con i paesi del Golfo, con Israele e con l’Egitto.

Trump ha rovesciato tutto ciò lo riconosce senza dubbi anche il Wall Street Journal. Mentre a Teheran avveniva l’ennesima elezione truffa e veniva  riconfermato Rohani, presidente che noi ci ostiniamo a chiamare moderato, ma che è un estremista come da tradizione del Supremo leader Khamenei, che esercita oppressione interna e aggressione nella Regione.

DONALD TRUMP A RIAD
DONALD TRUMP A RIAD

L’accordo tanto voluto da Obama non ha cambiato niente, non l’appoggio ad Assad in Siria, alle milizie sciite in Iraq, agli Hezbollah in Libano, agli Goui in Yemen.

L’Arabia Saudita ha cambiato approccio esattamente come gli Stati Uniti. Hanno messo insieme un summit di tutti i leader arabi, hanno annunciato l’acquisto di 110 miliardi di armi e investimenti negli Stati Uniti, hanno scelto di ospitare il primo discorso di Trump come presidente sulle relazioni americane col mondo musulmano. Poi hanno emesso una “dichiarazione congiunta di visione strategica”  sulla sicurezza  regionale

Ci sono persone impegnati a costituire un centro globale per combattere l’ideologia estremista. Ora stiamo parlando di un posto dal quale il jihad e bin Laden sono partiti, quindi è una novità storica.

DONALD TRUMP A RIAD
DONALD TRUMP A RIAD

 Anche perché Trump è stato sicuramente molto più cauto e diplomatico rispetto al linguaggio usato contro l’Islam in campagna elettorale, ma è stato lo stesso molto chiaro ed esplicito. Ha offerto collaborazione e ha parlato di pace tra le religioni ma ha attaccato duramente l’Iran come governo che opera assassini di massa, lavora per la distruzione di Israele prepara attentati in America, e anche “la rovina di molti leader e nazioni in questa stanza”. Finché il regime iraniano non cambierà – ha affermato – tutte le nazioni di coscienza devono lavorare insieme per isolarlo, pregare che venga presto il giorno in cui il popolo iraniano avrà il governo giusto e virtuoso che merita.

DONALD TRUMP A RIAD
DONALD TRUMP A RIAD

 Il discorso è molto forte, talmente forte che persino ai commentatori liberal americani è toccato dire che si è trattato di un discorso presidenziale, omettendo di aver scritto nei giorni scorsi che poiché lo stava preparando Steven Miller, giovane studioso conservatore che cura i discorsi importanti di Trump, sarebbe stato sicuramente inadeguato.

Ma insomma il punto è che il rispetto all’impegno, anzi al disimpegno, di Obama negli anni passati, finalmente torna ad esserci un accordo possibile dal quale partire per dipanare la matassa, ed è stipulato con Mohammed, principe della corona, 31 anni, che viene considerato un serio modernizzatore che si vuole emancipare dalla mono economia del petrolio, costruire strutture culturali e favorire l’emancipazione delle donne. Degli Stati Uniti ha bisogno e sarà presumibilmente corretto.

DONALD TRUMP A RIAD
DONALD TRUMP A RIAD

Perciò a Gerusalemme è arrivato un presidente che ha avviato con piglio forte la nuova stagione di credibilità americana in Medio Oriente..

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