Maria Giovanna Maglie – AMERICA FATTA A MAGLIE – QUANTO ROSICA ANGELA MERKEL, NON TRATTATA DA PADRONA E SIGNORA DA TRUMP?

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Quanto rosica Angela Merkel, non trattata come padrona e signora da Donald Trump? Parecchio, anche se è evidente che il cancelliere tedesco in campagna elettorale usa i dissensi, naturali e già scritti ben prima del G7 a Taormina, con Donald Trump, per lisciare il pelo alla tedeschitudine.

trump macron may
TRUMP MACRON MAY

Quanto rosica Angela Merkel sui punti al centro del vertice che non sono finiti in una messa cantata di comunicato finale? Sul commercio tanto, perché è lì che i tedeschi hanno la coda di paglia, basta vedere i dati e quanto siano sbilanciati a loro favore, e Trump, con quel suo brutale “Germans are bad”, lo ha rivelato. Sul clima meno, anche perché la signora spera nel colpo di teatro alla prossima riunione il 7 luglio che sarà su suolo tedesco, ad Amburgo, altro calcolo elettorale possibile, e in ogni caso potrà usare il ritiro dagli accordi di Parigi degli americani per sparare addosso ai brutti cattivi inquinatori.

Quanto converrebbe all’Italia dare una botta in testa ai vari Tajani e alle sue ancelle come Lara Comi, e capire in che modo si può economicamente utilizzare questa nuova redistribuzione dei rapporti e delle forze, erodendo qualcosa dello strapotere tedesco ora che non c’è più l’Inghilterra e che anche Macron sembra avere un approccio diverso? Molto, ma tanto ciao core.

trump gentiloni abe may trudeau
TRUMP GENTILONI ABE MAY TRUDEAU

Per gli americani il viaggio di Trump rappresenta un grande successo. Non tutti sono Frank Bruni del New York Times, pronti ad alzare il mignolino per dargli del maleducato. I commenti sono cauti anche tra i giornali avversari, cioè quasi tutti, che infatti hanno bilanciato l’impossibilità di parlare male del viaggio, tanto in Medio Oriente che in Europa, parlandone poco e continuando a insistere sulle questioni interne, e su quella gigantesca bufala per ora pericolosa che ormai risponde al nome per tutti di Russiagate.

A proposito, il cattivone Putin, quello che chi lo tocca è uno spione traditore del paese, oggi è ricevuto in pompa magna da Macron a Parigi.

 Conciso, disciplinato e chiaro, queste le caratteristiche chiave utilizzate dal Presidente secondo il New York Post di Rupert Murdoch, che si spinge a dire che se questa ricetta riuscirà ad applicarla anche nell’Ufficio Ovale, ce la farà a superare le difficoltà e mantenere le promesse fatte in campagna elettorale alla nazione.

MERKEL TRUMP
MERKEL TRUMP

 Il Post ribadisce una realtà banale in fondo, ma che stampa e osservatori europei finora sembrano non essere capaci di capire o sentire. Dice che Trump si è comportato in missione all’estero rispettando alcuni punti sui quali è stato eletto, e che sia pur sotto un occhio spietato del mondo, pronto a giudicarlo liquidandolo, ha seguito la migliore tradizione della leadership americana, contribuendo a creare una sorta di Nato musulmana per combattere fondamentalisti e terroristi islamici, e incalzando invece la NATO originale perché quel terrorismo lo combatta e metta a disposizione le risorse finanziarie indispensabili per farlo.

Per gli americani infatti che il presidente che parlava all’interno del nuovo edificio della Nato di Bruxelles, costato un miliardo e 400 milioni di dollari, abbia ribadito il fastidio dei suoi connazionali che pagano le tasse per i ritardi degli alleati nel pagare i contributi Nato, è stato un momento magico; ha esaltato gli elettori repubblicani e zittito almeno per un momento i democratici.

Non diceva sempre anche Obama che gli europei con la Nato sono come quei passeggeri che non pagano il biglietto dell’autobus, ma pretendono di stabilire il tragitto? Bene, Trump glielo ha detto in faccia, non alle spalle, e se per le élites europee i cittadini sono buoni solo per essere tosati, ma il termine “fleecing”, ha un secondo significato più triviale, diciamo inchiappettare, per il nuovo presidente non è così.

Sarkozy e Obama in corsa verso i microfoni per la conferenza stampa alla Casa Bianca
SARKOZY E OBAMA IN CORSA VERSO I MICROFONI PER LA CONFERENZA STAMPA ALLA CASA BIANCA

Il nuovo presidente ha onorato obiettivi e promesse della prima missione internazionale. Lo ha detto lui stesso, salutando militari e civili americani nella base di Sigonella assieme alla moglie Melania. A proposito della quale, lo ammette perfino il New York Times, è lecito dire che è nata una stella, e non solo per eleganza e bellezza, anche per appropriatezza e per capacità, e il saluto a Sigonella ne è stato la dimostrazione.

melania first lady della moda
MELANIA FIRST LADY DELLA MODA

 Non doveva restarsene chiusa nella sua torre dorata di New York? Non era profondamente inadeguata, infelice, madre di un ragazzo con problemi di autismo, fermamente intenzionata a evitare la Casa Bianca e a non fare la first lady? Fake news come se piovesse, e quelli che ora la descrivono dotata di star power, dimenticano di esercitare una doverosa autocritica.

Dicevamo del presidente e dei suoi obiettivi. Sulla Nato una promessa l’ha strappata, che gli alleati cominceranno a versare il dovuto dopo tanto tempo, quando anche il solo argomento era tabù. A proposito del commercio, gli Stati Uniti hanno fatto inserire il termine fair trade, commercio corretto, negli scambi, il che vuol dire che deve esserci reciprocità tra dazi e tariffe, quello che la Merkel non vuole sentire.

melania e donald
MELANIA E DONALD

Persino sulla tragica vicenda dei clandestini, che tanto ci riguarda, si deve a Trump che sia stato inserito nello scarno comunicato finale il diritto degli Stati a controllare i confini. Grazie Donald. Infine l’accordo sul clima , che in molti non solo in America, ritengono una grande buffonata, e che Trump ha ottenuto di lasciare sospeso, in attesa di una decisione da prendere al ritorno negli Stati Uniti, che probabilmente sarà quella del ritiro del suo Paese.

Anche se tra i consiglieri della Casa Bianca c’è una Ivanka Trump che invece è favorevole alla permanenza degli Stati Uniti, tutte le decisioni che il presidente ha preso finora, dal carbone allo sfruttamento del sottosuolo e del mare, sono tese a cambiare drasticamente politica, e sono decisioni profondamente popolari.

melania trump saluta taormina
MELANIA TRUMP SALUTA TAORMINA

Ora che è tornato a casa, la situazione è più difficile da governare. La crisi di politicizzazione delle agenzie di servizi è tale che ai giornali e alle tv americane amiche, nel tentativo di sputtanare la Casa Bianca, sono stati passati nomi che dovevano restare riservati e immagini che non andavano pubblicate della strage di Manchester, e se è evidente che si tratta di una situazione precedente alla sua nomina, e legata alle terribili faide interne costruite negli otto anni di Obama, è altrettanto vero che Trump ha promesso di far chiarezza, di ripulire la scena del crimine, a Theresa May e non solo a lei, e ora ci deve riuscire.

melania trump con emanuela mauro
MELANIA TRUMP CON EMANUELA MAURO

Che lo scambio di informazioni tra servizi inglesi americani sia stato sospeso è un’onta per gli Stati Uniti e per il presidente. Lo deve fare possibilmente restituendo al suo ruolo l’attorney general Jeff Sessions, che gli avversari sono riusciti a mettere in un cantone con la scusa di rapporti inappropriati con la Russia.

melania trump a taormina
MELANIA TRUMP A TAORMINA

Come deve riuscire a risolvere il Russia gate e le minacciate rivelazioni dell’ex direttore dell’ FBI James Comey. Il punto non è che si riescano a trovare prove tremende di chissà quale tradimento che riguardi il genero Kushner, i consiglieri dello staff, o addirittura lo stesso presidente.

Prove non se ne troveranno mai perché è tutto completamente gonfiato e sono stati trasformati dei colloqui normalmente considerati ordinaria amministrazione in sospetto. Come se quando Ronald Reagan a Reykjavik si chiuse una giornata intera a colloquio riservato con Mikhail Gorbaciov, qualcuno avesse ritenuto di sospettare che stava tramando contro il suo Paese.

Si cerca di ricucire il rapporto con Mosca perché è indispensabile; solo la follia della politica estera di Obama più Unione Europea ha provocato questa situazione. Ma se una condizione di sospetto e indagini di impeachment strisciante, sia pur mai concretizzato, va avanti per mesi, questo impedirà ai lavori normali del Congresso di procedere, e spaventerà i repubblicani. Si tradurrà in ritardi nell’applicazione dell’agenda, soprattutto su una nuova riforma sanitaria e sul taglio delle tasse per una nuova politica fiscale di investimenti.

james comey
JAMES COMEY

Questo è il vero danno, a questo puntano i nemici di Trump, che sono quei coccodrilli che nuotano nella palude di Washington e che al 91% hanno votato per Hillary Clinton, quindi ben oltre la distinzione di partito tra repubblicani e democratici. Io lo chiamo il Partito della Nazione, una tendenza mondiale rischiosissima.

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